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| Isole
del mediterraneo: Sardegna (Italia) |
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Meravigliosa Sardegna
(per vedere
le spiagge più belle della Sardegna,
vedi le altri pagine di questo articolo)
Il lago del Fluinendosa si insinua come un
serpente fra colline e altopiani, sfiora declivi
ondulati con pecore al pascolo, boschi fitti
di querce e lecci, pareti scoscese di rocce
scure penetrando in anse profonde.
È una Sardegna fuori dalle rotte dove
provare l’autentica meraviglia della
scoperta: un paesaggio verde, di campi coltivati
e macchia, coperto di fiori fino alle acque
cobalto dei laghi Mulargia, Flumendosa e Is
Barrocus.
Siamo in un quadrilatero di terra e acque
dolci ai confini del Campidano, nelle regioni
di Trexenta e Sarcidano, un outback isolano
distante poche decine di chilometri dal centro
urbano di Cagliari.
Il mare sembra lontanissimo, ma non si rimpiange.
Qui si incontrano monti consacrati alla Luna,
foreste di menhir, nuraghe giganti dalle pietre
color del fuoco, artigiani che parlano una
lingua segreta, uomini che vivono cent’anni
e laghi, sui quali da poco più di un
anno si può navigare a bordo di battelli
a pale come sul Mississippi.
A farsi venire l’idea della navigazione
è stato una decina d’anni fa
Sandro Bandinu. «A quel tempo»,
racconta Sandro, «avevo una barca a
Villasimius e organizzavo gite al largo delle
coste.
Poi, un giorno arrivai sulle rive del lago
Mulargia e rimasi folgorato dalla bellezza
insolita di quel luogo. L'idea di fare crociere
sui laghi invece che in mare nacque così,
in pochi minuti.
Ma la realizzazione del progetto, quella è
stata davvero lunga e difficile. Il problema
più grande è stato ottenere
i permessi per far navigare i battelli per
il trasporto passeggeri sulle acque di invasi
artificiali come il Mulargia e il Flumendosa».
In tutta la Sardegna ci sono 36 laghi, ma
solo il lago Barati, nella Nurra, vicino ad
Alghero, è naturale; tutti gli altri
sono artificiali e servono per produrre energia
elettrica e raccogliere acque per irrigare
campagne e paesi.
La diga sul Flumendosa, alta 120 metri, era,
all’epoca della sua realizzazione negli
Anni 50, una straordinaria opera di ingegneria,
costruita con tecniche pionieristiche in un
territorio selvaggio e isolato fra montagne,
canyon e boschi.
Molte terre furono espropriate per essere
invase dalle acque con un cataclisma controllato
che modificò l’asprezza originaria
delle forre montane, aggiungendovi limpidi
laghi azzurri.
Per navigarci, ormai i turisti arrivano da
tutta l’isola. Dai porti d’imbarco
di Siurgus, Donigala e di Villanovatulo, l’esperienza
si annuncia emozionante: sul Mulargia tra
panorami aperti sulle basse colline, sulle
coste frastagliate e gli isolotti, insolita
sul Flumendosa, un crepaccio nella roccia,
lungo 17 chilometri e largo meno di uno che
sembra più un fiume che un lago.
I capienti catamarani avanzano mossi da un
sistema a grandi ruote a pala, così
non si inquina. Le campagne arcadiche e le
groppe arrotondate delle colline fra Siurgus
e Mandas sono un mosaico di coltivi e pascoli.
Siete appassionati di archeologia? Incuriositi
da genetica, etnologia, antropologia, dagli
enigmi di antiche culture? Oppure sognate
semplicemente l’avventura? Ebbene, qui
potete trovare ciò che state cercando.
A Goni si cammina nel mistero, lungo l’allineamento
di menhir e tombe neolitiche di Pranu Mutteddu;
a Senorbì la necropoli di monte Luna
ricorda il tempo della dominazione punica
con ritrovamenti d’ispirazione egizia
come il serpente ureo e l’occhio di
Horus.
La Mater Mediterranea, una divinità
femminile di 44 centimetri, e il Miles Cornutus,
un bronzetto di guerriero con l’elmo
e lunghe corna, ritrovati in queste campagne,
ripropongono gli interrogativi sulla antica
storia del Mediterraneo, che continuano a
Orroli, davanti al fascino ipnotico esercitato
dalle imponenti mura e dalle cinque torri
foderate di licheni rossi del nuraghe Arrubiu,
disteso su un pianoro costellato di macigni
preistorici.
A Orroli, casa Vargiu, una casa padronale
del 1500, è uno dei centri propulsori
della rinascita turistica del paese. Agostino
e la madre Tonia ne hanno adibito una parte
a museo etnografico, e una parte a ristorante
dove non solo è possibile degustare
i piatti tipici ma anche assistere alla preparazione
delle ricette e alla cottura del pane nell’antico
forno della casa.
Un altro motivo ha portato Orroli alla fama:
la longevità degli abitanti, ultracentenari,
il cui Dna viene studiato da équipe
scientifiche di tutto il mondo.
Il segreto dei centenari? Ve lo potranno svelare
loro stessi, grazie agli itinerari organizzati
nell’ambito del progetto dell’associazione
A Cent’annus, avviato nel 2007 da un
gruppo di cinque giovani universitarie.
Ma ci sono sardi ancora più vecchi.
I millenari nuragici che sul tavolato della
Giara di Serri costruirono un villaggio con
fortificazioni e un santuario con tempio a
pozzo dove celebravano riti e feste religiose.
Alle pendici di questo isolato altopiano,
a Gergei, vive Emilio, pastore di un piccolo
gregge che per sopravvivere alla crisi economica
(il latte oggi costa meno che nel 1983, la
lana si butta via) si è inventato Sardinia
Farm, una fattoria on-line per adottare a
distanza una pecora.
E i benefattori in cambio ricevono forme di
pecorino genuino. Emilio è straordinario.
Col suo viso incorniciato da una barba bianca
che sembra fatta con la lana snobbata delle
sue pecore, è uno degli ultimi testimoni
di una Sardegna quasi perduta, che comunica
con il mondo attraverso il web.
È il suo modo di garantirsi un futuro.
Forse. Di certo c’è che da queste
parti i profeti della «decrescita»,
i proclamatori della vita semplice, come l’economista
francese Serge Latouche, ne avrebbero di cose
da imparare da questa realtà che tesse
l’arcaico con il contemporaneo intrecciando
i fili della memoria con tecniche nuove.
Come al Museo del rame e del tessuto di Isili
dove si scoprono oggetti di antica fattura
con il sottofondo jazz di Enzo Favata.
Oltre alla ricostruzione delle antiche botteghe
del rame, al museo incuriosisce la storia
dei ramai, venditori girovaghi per le strade
dell’isola e custodi del segreto dell’Arbaresca,
un gergo linguistico dalle origini in buona
parte oscure.
Ai margini del paese svetta la torre del nuraghe
Is Paras: ha 3.500 anni e con i suoi 12 metri
è il più alto fra i 7 mila monumenti
nuragici in Sardegna.
Sul trenino delle ferrovie secondarie in partenza
dalla stazione del paese, si raggiunge la
Barbagia, con vista su panorami spettacolari
di boschi e montagne.
Si costeggia il lago Flumendosa prendendo
la direzione di Lanusei, o il laghetto di
Is Barrocus se si sceglie di andare verso
Sorgono, un borgo alle falde del Gennargentu,
posto in posizione centrale rispetto ai laghi
Omodeo e Gusana.
Dopo la sua realizzazione, negli Anni 20,
l’Omodeo detenne il primato di lago
artificiale più grande del mondo, poi
d’Europa, e ora d’Italia.
Sul lago di Gusana, in direzione opposta,
il paesaggio si fa quasi alpino, lungo le
rive e le valli attorno al lago si snodano
numerosi sentieri da percorrere a piedi o
a cavallo fino alle alture del Gennargentu.
Ci si sente esploratori, invece, remando a
bordo di una canoa sulle acque del Cedrino,
a poca distanza da Dorgali. I monti calcarei
del Supramonte, aspri e tormentati, si ergono
come una muraglia ciclopica lungo le rive
verdi di boschi e di macchia.
Si naviga nel silenzio, in cerca di approdi
tranquilli fino alle limpide sorgenti carsiche
di Su Gologone e da qui raggiungere a piedi
le grotte di Sa Oche (la voce) e Su Entu (il
vento), oppure salire sulla cima del monte
di Tiscali, fra le rovine del villaggio nuragico,
una delle ultime roccaforti di resistenza
degli antichi sardi verso la conquista dell’impero
romano.
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