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| Londra
(Inghilterra) |
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Londra
Il cielo sopra il fiume ha il colore della
televisione sintonizzata su un canale criptato,
è un fatto.
Sarebbe bello poter dire che mentre attraverso
il ponte sto guardando il profilo dei palazzi
riflessi sulle acque che scorrono lente alcune
decine di metri sotto di me, mentre i classici
taxi neri mi sfrecciano a pochi metri, ma
non se ne parla proprio, la luce è
quello che è, e anche il colore del
fiume non viene in aiuto.
Del resto non è per tratteggiare quadretti
color acquarello, in puro stile Turner, che
sono qui. Io mi trovo sopra il Battersea Bridge
di Londra per compiere un «on the road»
cittadino, o meglio un «on the river»,
visto che non sarà strada quella che
scorrerà sotto i miei piedi, ma le
acque sornione del Tamigi, il fiume, appunto.
E allora, visto che da qualche parte bisogna
cominciare, a 31 anni da quel 1977, che impose
nuovamente Londra al centro dell’attenzione
del mondo intero, con un movimento, quello
punk, che proprio dalla capitale britannica
mosse i primi passi per colonizzare, ancora
una volta, il mondo intero (o almeno quella
porzione che noi occidentali ci ostiniamo
a ritenere il tutto), non si può che
scegliere di partire per questo insolito viaggio
fluviale da ovest, nei pressi di quella Kings
road che proprio al punk diede i natali.
Il quartiere in questione è quello
di Chelsea, al momento uno dei più
cool di tutta la Gran Bretagna, dove è
stato venduto l’appartamento più
piccolo del mondo, appena sette metri e mezzo
quadrati, per una cifra che rasenta il paradossale:
circa 250 mila euro.
Al 430 di King’s road, per chi fosse
appassionato del genere memorabilia, si trovava
il negozio Sex, da cui i celebri Sex Pistols
presero in prestito parte del nome, boutique
di moda d’avanguardia gestita dal geniale
manager padre-padrone Malcolm McLaren e dalla
strampalata stilista Vivienne Westwood.
A pochi passi si trova anche lo Stamford Bridge,
lo stadio dove vanno in scena le gesta dei
moderni eroi londinesi, i calciatori del Chelsea
di Abramovich, squadra multimilionaria che
ha visto, nel corso dell’ultimo decennio,
tra le sue file diversi giocatori italiani,
da Gianluca Vialli a Gianfranco Zola, come
ben si può ammirare nel locale museo
aperto al pubblico.
Ma un «on the river» che si rispetti
non può svolgersi a bordo di un campo
di calcio, per cui mi riporto sul Tamigi.
Superato il Vauxhall Bridge faccio una pausa
«culturale».
O, meglio, culturale e bucolica al tempo stesso,
e proprio nel bel mezzo di una città
grigia (avete presente le simpatiche cartoline:
fumo di Londra?) di oltre dieci milioni di
abitanti.
Dopo aver preso una tazza di tè da
asporto presso un pub-bistrò entro
alla Tate Britain, uno dei più bei
musei, gratuiti, inglesi.
L'idea è quella di sorseggiare il tè
seduto a contemplare proprio un Turner. Un
bel paesaggio malinconico a scaldarmi l’anima
e una buona bevanda a scaldarmi il corpo.
Peccato che nel cercare la sala Turner mi
imbatta in alcune opere del pre-raffaellita
Dante Gabriel Rossetti e non resista alla
tentazione di fermarmi più di un attimo
ad ammirarne la poetica perfezione.
Per cui consumo il rito del tè davanti
al volto delicato della ragazza rossa di capelli
del quadro The Bel oved, e poi mi rimetto
in marcia.
Camminando mi interrogo sull’influenza
che il fiume, indubbiamente, deve avere sulle
metropoli, se è vero, come è
vero, che quasi tutte le grandi capitali ne
hanno uno che le attraversa.
Supero l’Albert e il Chelsea Bridge,
lasciando il fiume a scorrere alla mia destra.
Mi fermo. Dalla parte opposta del fiume vedo
alzarsi l’imponente costruzione dell’ex
centrale elettrica di Londra, la Battersea
Power Station ormai in disuso.
Alla sua destra si estende una immensa area
verde, vero e proprio polmone cittadino per
quanti vogliano passeggiare, andare in bici
o anche semplicemente sedersi su una panchina
a leggere un libro.
Volessi lasciarmi andare a un pò di
sano didascalismo, dovrei dire che il mio
iPod sta sparando le note di Dogs dei Pink
Floyd e che, a pelo d’acqua, scorgo
la gigantesca sagoma di un maiale.
In realtà di maiali non se ne vedono
all'orizzonte, e le mie cuffie bianche trasmettono
i new-raver Klaxons, ultimi figli dorati della
sempre swingheggiante Londra.
Il riferimento a Roger Waters e David Gilmour
era dovuto, però. Nel magico 1977 londinese,
infatti, veniva dato alle stampe l’epico
album Animais, quello sulla cui copertina
era ritratta proprio la Battersea Power Station,
con tanto di maiale gigante a scorrazzare
tra le quattro ciminiere fumanti (ora, fortunatamente,
non fumano più).
Lascio le progressioni psichedeliche della
chitarra di Gilmour alle mie spalle e proseguo,
sempre diretto a est come alla ricerca di
una qualche Shangri-La.
In realtà, mi rendo subito conto, la
prospettiva che il lungofiume dà di
Londra è completamente differente rispetto
a quella che si può avere girando normalmente
o passeggiando lungo le vie principali.
Innanzitutto, complici le continue anse del
Tamigi, si ha sempre la sensazione che le
classiche icone cittadine siano state spostate
da un’altra parte.

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| Fonte: Redazione www.viaggiareperilmondo.com |
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